Appello ai Capi di Stato e di Governo europei per un’Europa Politica e Culturale

Sono sin troppo note a tutti Voi le ragioni di fondo che, dal ’57 ad oggi, hanno accompagnato il cammino dell’Europa. Un cammino che ha suscitato tante speranze, tante attese, ricco di luci ed ombre, di risultati positivi, ma anche di delusioni per le tante occasioni mancate.

Un cammino che si è arenato a seguito della situazione determinata dalla crisi economico-finanziaria, iniziata il 2008, ma ancora in corso, resa ancora più evidente dalle altre emergenze sopraggiunte nel frattempo (condizioni sociali, disoccupazione, immigrati, attentati terroristici, sicurezza,  turbolenze ai confini, nel Mediterraneo, a livello internazionale,  ecc…). Una crisi grave a tal punto da causare un vero e proprio sbandamento ed un blocco della capacità di agire e decidere dell’Unione, come mai era avvenuto in passato.  Tutto ciò ha reso ancora più evidenti le sue contraddizioni, i suoi limiti giuridici, politici e democratici, in particolare dell’Eurozona, provocando un vero e proprio distacco della maggioranza dei suoi cittadini, che, man mano, sono attratti e risucchiati dalle forze antisistema, populiste ed anti-europee, ormai sparse in tutti i paesi dell’UE. L’uscita del Regno Unito è un fatto inequivocabile  della crisi di questa Unione.

Praticamente, quando è arrivato il momento delle scelte vere, coraggiose e giuste, per aiutare i propri cittadini e fugarne le paure, l’UE, nonostante i tentativi, si è dimostrata del tutto incapace di farlo (salvo  la BCE, unico organismo “federale”). E’ rimasta latitante, dimostrando plasticamente le sue debolezze attuali, il contrario di quanto sarebbe stato necessario fare, di fronte ai suoi cittadini ed alle aree di crisi del resto del mondo. Stessa reazione rispetto agli USA, dopo i cambiamenti impressi dal nuovo presidente; un paese, invece, col quale va mantenuto il dialogo e la collaborazione.

Di fronte a tutto ciò, l’UE ha davanti due alternative:

  1. mantenere l’atteggiamento attuale; indifferente ed impotente rispetto al nuovo quadro in cui si trova immersa; continuare a prendere provvedimenti tampone, fare dichiarazioni e promesse retoriche, aspettando gli eventi. Un atteggiamento che aggraverebbe il suo declino, la sua crisi esistenziale, fino a provocarne, probabilmente, la caduta definitiva;
  2. decidere di imprimere una svolta all’atteggiamento sinora seguito, cambiare completamente direzione, uscendo dall’imbuto in cui si è infilata, correndo, ed accettando, i rischi a cui potrebbe andare incontro.

Noi chiediamo che il vertice di ROMA del prossimo 25 marzo dimostri coraggio e lungimiranza, imboccando la seconda alternativa da noi indicata; quindi non si riduca solo ad un atto celebrativo, con l’approvazione, informale, della solita Dichiarazione dei vertici. Se ciò dovesse avvenire, per l’ennesima volta, l’UE commetterebbe un errore imperdonabile, grave e pieno di incognite. Perciò vogliamo fare affidamento sulla responsabilità di tutti i paesi, al di là della loro posizione sul processo di integrazione, a partire da quelli “fondatori”, in particolare la Francia, oggi di fronte ad una scelta dirimente.

Noi chiediamo un cambio di passo sostanziale, un impegno che esprima la necessità di dare avvio a:

un’Europa politica, solidale e culturale, che completi l’Eurozona e decida di condividere, insieme a quella della moneta, le sovranità di altre politiche: economica, finanziaria, fiscale, sociale, della sicurezza, interna ed esterna…, oltre alla democrazia ed allo stato di diritto, iniziando da un gruppo di paesi “volenterosi”, che per convinzione, opportunità e/o necessità decidono di continuare sul cammino dell’integrazione;

una tabella di marcia che indichi un progetto chiaro per una nuova Europa, indicando tempi  e modalità per questa nuova fase dell’integrazione, tale da renderla credibile ai cittadini, che devono percepirla utile, necessaria e sentirsene protagonisti .

Dobbiamo quindi realizzare un’Europa di popoli e paesi che vogliono essere più solidali e condividere insieme la sovranità su altre politiche; un’Europa comunque aperta e legata a quella di coloro che non sono ancora pronti e vogliono condividere, per ora, solo il mercato unico o poco più.

Noi siamo convinti che questo appello interpreti ed esprima le aspirazioni di milioni di europei che ancora vogliono continuare a sperare, aver fiducia e infondere coraggio ai decisori politici, per parte loro ancora incerti e poco convinti del fatto che un futuro migliore per tutti noi passa per un’Europa più unita.

 

Federazione Unitaria Italiana Scrittori- FUIS
L’Università per l’Europa. Verso l’Unione Politica
Eurispes
Sindacato Libero Scrittori Italiani- CISL
Sindacato Nazionale Autori Drammatici – SNAD
Unione Nazionale Scrittori e Artisti- UIL
Circolo Rosselli
Euro Union Group
Intesa sindacato Autonomo – ISA Creativi
Rivista “Confronti”
UGL Creativi
Unione Nazionale degli scrittori Greci

 

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